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RIVIVE L’ANTICA TORRE COLOMBARA DI LUPIA
di Giordano Dellai
Sono finiti i lavori di ristrutturazione dell’antica torre colombara di Lupia e dell’annesso rustico. Il complesso, ubicato proprio davanti alla chiesa parrocchiale di S. Stefano, è stato oggetto da parte dei proprietari Giuseppe Marcon, Remo Matteazzi, Bortolino Rossato e Bortolo Santini di un recupero totale, che ha pienamente rispettato il suo valore storico e artistico. Importanti in questo senso il contributo economico della Regione Veneto (caso molto raro per un’opera privata), la collaborazione del Comune di Sandrigo, ma determinante in primo luogo l’amore per il paese nativo degli stessi proprietari, che sei anni fa si sono assunti l’ambizioso oneroso ma entusiasmante impegno di tornare a far risplendere un edificio ora destinato alla ristorazione. Il progetto di recupero del complesso architettonico, che versava in grave stato di degrado, è stato redatto dall’arch. Eliodoro Simonetto e da uno dei proprietari, il geom. Remo Matteazzi (i due sono colleghi di studio a Bassano del Grappa), ed è stato approvato dalla Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici di Verona. L’approvazione era necessaria in quanto il fabbricato è sottoposto a tutela e vincolo, instaurati con decreto del Ministero per i Beni culturali e ambientali, che ha riscontrato in tale costruzione gotica medievale un particolare interesse storico ed artistico. Il restauro degli intonaci decorati e dell’affresco cinquecentesco, raffigurante la Natività e posto entro l’edicola nella parete orientale della torre, è stato effettuato dalla ditta specializzata in restauri “Verde Veronese” di Montagnana, già protagonista tra l’altro del restauro del vicino oratorio Trissino di Sandrigo. L’origine gotica autorizza l’ipotesi di un’originaria appartenenza del fabbricato ai monaci benedettini di San Felice e Fortunato di Vicenza, proprietari dall’inizio del X secolo di latifondi ed edifici nell’area di Lupia, Bressanvido e Pozzoleone. In particolare la colombara, quadrilatero irregolare che si sviluppa su tre livelli (di cui due praticabili e quello più in alto riservato ai colombi) non era l’unica esistente a Lupia: infatti, come risulta dalle mappe conservate nell’Archivio di Stato di Venezia, quattro colombare erano situate agli angoli del brolo rettangolare dei signori Dal Toso, che successero ai monaci vicentini nella proprietà dell’edificio lupiese e che abitavano il complesso dell’attuale palazzo Dal Toso Mocenigo. Sarebbero stati proprio i Dal Toso a commissionare alla scuola pittorica di Bartolomeo e Benedetto Montagna l’esecuzione del primitivo affresco, poi rifatto nella seconda metà del Cinquecento ad opera di un pittore della cerchia di Gian Antonio Fasolo. Il restauro ha riportato alle condizioni originarie tutte le parti antiche ancora rimaste, in particolare è stata ripristinata la volta a crociera al piano terra della colombara, su cui in passato era stato praticato un foro per il passaggio di una scala di accesso al primo piano; oltre all’affresco sono stati conservati integralmente e valorizzati tutti gli elementi significativi quali tutte le tracce visibili di decorazioni murarie, le parti di intonaco originario, le membrature lignee incastonate nel muro del portico, elemento questo assai singolare, memoria di un antico modo di costruire. L’organizzazione funzionale del fabbricato è stata ovviamente rivista e reinterpretata tenendo conto dei caratteri originari e delle moderne esigenze. Da notare il nuovo accesso al piano primo della colombara, che in origine (visto l’uso) era raggiungibile esclusivamente con scala a pioli da un’apertura sulla parete esterna. Ora si accede dalla nuova scala, attraversando con un ponte il vuoto della zona di ingresso; tale struttura oltre ad offrire un particolare scorcio dell’interno, rende “leggibile” il nuovo intervento rispetto alle strutture originarie. E’ stata resa visitabile anche la parte più alta della stessa colombara, dove si può vedere da vicino l’interessante struttura interna caratterizzata dalle nicchie di ricovero dei colombi. Nell’intervento sono stati usati solamente materiali tradizionali e compatibili già presenti nell’edificio, rispettando oltremodo i criteri generali di compatibilità ambientale e bioedilizia. L’opera di restauro, oltre ad essere preziosa in sé, valorizza ulteriormente il centro storico di Lupia, definito dagli esperti d’architettura “uno dei più originali centri storici rurali ancora esistenti nel Veneto”.
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