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RICORDANDO VIRGILIO SCAPIN
È scomparso da poco più di un mese Virgilio Scapin. La Pro Loco e la Confraternita del Bacalà, hanno pensato di dedicare la serata del 14 febbraio a questo scrittore che ha ambientato i suoi libri proprio qui, nel vicentino, in quella zona collinare di Breganze dove si produce il vino da lui preferito “Il Vespaiolo” e a Sandrigo, la capitale del baccalà che lui amava tanto da divenire anche priore della prestigiosa Confraternita. In questa zona abitano ancora molti dei suoi amici e, tra questi, in particolare il nostro presidente avvocato Michele Benetazzo. A commemorare la figura di Virgilio, è stato invitato uno dei suoi più cari amici dell’infanzia: Fernando Bandini, presidente dell’Accademia Olimpica di Vicenza, alla quale faceva parte anche Virgilio. Ha introdotto la serata il nostro Avvocato che, dopo aver letto un brano sull’amicizia e invitato il pubblico a un minuto di silenzio, ha passato la parola al Relatore che ha ricordato lo scrittore come “uno che amava la gente, acuto di sguardo e di mente”, con grande capacità di comunicare per cui era più grande nella oralità che nello scrivere. Era un po’ pigro ma questa era una forma di saggezza perché gli dava la capacità di vedere meglio il mondo; spesso sorrideva sommessamente quando scriveva, immaginando le risate dei suoi lettori. Gli piaceva partecipare ai banchetti ma sapeva anche organizzarli bene. Per meglio capire il suo pensiero, sono stati scelti alcuni brani di uno dei suoi racconti, “I Magnasoete”. L’interpretazione scenica è stata affidata al gruppo teatrale Theama diretto da Piergiorgio Piccoli. Il personaggio principale del racconto, è un certo Firmino, proprietario di un’azienda vinicola di Breganze “un uomo rimasto come un animale di casa tra i filari di viti e le piante di ciliegio”. Attorno a lui ruotano altre figure che fanno parte della stessa comunità come il nonno, zia Assunta, l’arciprete, il caporale, ecc. Sono figure tragico-comiche che fanno un po’ ridere per il linguaggio talora volgare con il quale vengono rivissute, ma era il modo di esprimersi dei contadini di allora che le condivano spesso con “certi sacramenti o meglio bestemmie”; quello che invece è importante capire è il fatto che Scapin è riuscito a descrivere in modo realistico un vivere così povero e miserabile, come sa chi, come me, è nato proprio in quell’epoca. È da notare che è particolarmente interessante il titolo del libro “ I Magnasoete” perché i vicentini erano famosi come “Magnagati”. Mi ricordo, quando ero molto piccola, che un anno una soeta aveva fatto il suo gnaro sotto al tetto del camino e, in una rigida sera d’inverno, mentre fuori tirava vento e nevicava, ad un tratto ne è caduta una nel caliero della polenta bollente che mia madre stava mescolando, seguita qualche istante dopo da tutti i suoi piccoli. Non posso descrivere la tragica scena, ma so che, il giorno dopo, a casa mia si mangiò “poenta e osei”. E per tornare alla nostra serata, nella sala del teatro, proprio davanti a me, era seduto il vero Firmino con la sua signora e, quando gli attori interpretavano la sua parte, lui dava una leggera gomitata alla moglie come per dire: “Ti ricordi, vero?” e a me sembrava che, accanto a loro, ci fosse anche Virgilio che rideva. Dopo gli applausi e il ringraziamento da parte del Sindaco, l’uscita sotto le stelle con il desiderio, per chi non lo aveva ancora letto, di andare a comperarsi il libro. Un applauso anche al gruppo teatrale per la splendida interpretazione. Velia Dal Sasso
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