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Ringrazio “Sandrigo 30” per l’articolo comparso sul numero di Dicembre “Scuola media: un calo di qualità?” a firma G. S. che mi permette di approfondire e sviluppare alcune considerazioni sulla scuola in generale.
Sempre più spesso ci sentiamo rivolgere dai mass media la classica domanda su quale sia il ruolo educativo della scuola. Dobbiamo avere il coraggio di confessarcelo: oggi la scuola, agli occhi degli studenti (e a volte anche a quelli dei genitori) vale ben poco, non ha “fascino” perché richiede, come sempre, disciplina, costanza e fatica.
Cosa è cambiato nella società odierna rispetto a quella di qualche decennio passato? I soggetti responsabili dell’educazione dei giovani delle passate generazioni erano principalmente (o esclusivamente) tre: la famiglia, la scuola e la parrocchia, che agivano con reciproco rispetto, condividendo le scelte educative di fondo. Nella società odierna le “agenzie educative” si sono moltiplicate, ma una, per pervasività, emerge su tutte: la televisione, moderno “filò” unidirezionale che sempre più spesso e con maggiore prepotenza propone modelli irraggiungibili per la quasi totalità di noi e linguaggi e comportamenti assolutamente diseducativi.
Come pensare che i nostri giovani, che come tutti i “cuccioli” dei mammiferi apprendono per imitazione, possano sviluppare linguaggi e comportamenti adeguati quando i modelli proposti dalle televisioni sono quelli della prevaricazione, degli insulti, delle urla, dell’impedire all’interlocutore di esprimere il proprio punto di vista, delle parolacce appena coperte da un “bip” che le rende ancora più evidenti.
Come pensare che i nostri giovani possano apprendere atteggiamenti positivi se anche nelle più alte rappresentanze (Camera e Senato) il dissenso, da una parte e dall’altra, si manifesta a volte con plateali insulti che vengono addirittura preordinati per i momenti in cui vi è la diretta televisiva.
Fra gli obiettivi della scuola vi è anche quello di favorire positivi rapporti tra famiglie e docenti, ben consapevoli che tanto più scuola e famiglia saranno alleate e rispetteranno gli impegni reciproci, tanto più il ragazzo imparerà a sviluppare comportamenti socialmente educati. La coerenza di comportamento fra genitori in famiglia e insegnanti a scuola è importantissima per un messaggio educativo credibile.
Un progetto educativo si realizza con successo quando ciascuno dei soggetti coinvolti: insegnanti, studenti e genitori, è pienamente consapevole delle proprie responsabilità, all’interno di ambiti chiari e definiti.
Risulta facile dire che “al giorno d’oggi sta venendo sempre più a mancare il rispetto che l’alunno ha verso il professore”, ma mi permetto di porre delle domande: dov’è, in generale, il rispetto di chiunque verso il prossimo? Di chi è la responsabilità educativa? Solo della scuola che la gestisce solo per cinque ore al giorno e per circa duecento giorni l’anno? Com’è possibile “imporre” delle scelte educative se queste non vengono condivise effettivamente e non solo a parole dalla società in generale e dalle famiglie in particolare?
Famiglie, si badi bene, che nella maggioranza sembrano concordare sugli obiettivi educativi generali, tranne poi intervenire, a volte anche in modo pesante, quando il loro figlio viene punito, con giustificazioni del tipo: è aggressivo perché altri lo provocano; dice parolacce ma tutti le dicono; ha sbagliato ma altri ne combinano di peggio e non vengono puniti; ha picchiato il compagno ma è stato provocato; non ha fatto i compiti perché…
Mi si permetta, infine, una riflessione sulle competenze possedute in uscita dalla scuola media degli studenti veneti. Tutta la stampa ha dato grande risalto ai deludenti risultati ottenuti dagli studenti italiani nell’indagine PISA 2006 sulle competenze dei quindicenni in 57 paesi del mondo. In un quadro decisamente deludente, che ha collocato gli studenti italiani al di sotto della valutazione media degli studenti degli altri paesi, quelli veneti hanno fatto registrare i migliori risultati in ambito nazionale che li porterebbero al 10° posto nella graduatoria internazionale fra tutti i 57 paesi partecipanti.
Ciò significa che la qualità dell’insegnamento impartito nelle nostre scuole elementari e medie è di prim’ordine e deve essere dato atto a tutte le componenti scolastiche, ed in primo luogo agli insegnanti, che l’impegno profuso, pur fra tante difficoltà e assenza di risorse, ha permesso il raggiungimento di questi lusinghieri risultati che non sono per noi punti d’arrivo, ma devono essere considerati come risultati consolidati da cui ripartire.
Occorre, a mio parere, che ci sia la consapevolezza da parte della società nel suo complesso, che se il Veneto è stato ed è una forza economicamente trainante per tutto il Paese, parte dei meriti sono da riconoscere anche alla qualità della sua scuola.
Esprimo l’auspicio che questi risultati siano l’occasione per una profonda riflessione sul ruolo dell’istruzione nello sviluppo del Paese, che agli occhi di noi tutti la scuola assuma quel ruolo di centralità e di importanza che le compete e che ci sia, principalmente da parte delle famiglie, la condivisione dei valori educativi, intesi in senso ampio, che la scuola propone.
Distinti saluti.
Il Dirigente Scolastico Reggente
prof. Antonino Formica |