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La Costituzione compie
Sessant’anni

Sembra proprio essere passato in sordina un anniversario, ci riferiamo ai 60 anni della nostra Carta costituzionale che venne promulgata dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, il 27 Dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Questa ricorrenza può offrire un motivo per proporsi quale testimone e garante per la nostra comunità dei valori che stanno alla base della società.

 

Nel momento in cui vacilla il senso di appartenenza allo stato, il ricordo di tale ricorrenza può mantenere viva la fiaccola dell’impegno civile per aiutare a superare le difficoltà del momento rendendo più solidali le basi per una ripresa.
L’Italia del 1948, quella del Secondo dopoguerra, era politicamente molto simile all’attuale: intorno ai partiti più importanti (Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Socialisti) c’era già gran ressa di partiti minori che reclamavano il loro spazio. Alla stesura della Costituzione pretendevano di partecipare, trasversalmente, tutte le compagini sociali, con medesimo slancio.
Con maggioranza c’erano anche allora avvocati (189 nell’Assemblea costituente), professori universitari e insegnanti (103), giornalisti (47) e sindacalisti (22), ma vi erano anche agricoltori, artigiani, commercianti ed altra gente abituata a lavorar di braccia.
Quel piccolo esercito di rappresentanti, pur puntando i piedi sui distinguo che li faceva politicamente diversi, ha trovato il modo necessario a riscrivere in pochi mesi le regole per la rinascita.
Quanto alle vicende economiche, alla fine degli anni 40, produttività e bassi salari furono la chiave della ripresa firmata dal Ministro Pella, così come riduzione dei salari e massiccio intervento industriale avevano tenuto al riparo l’Italia dal tracollo delle borse mondiali successivo al 1929.
Dopo l’ingresso dell’euro, l’economia di deflazione e l’incertezza politica di questi giorni, quanti sono a non riconoscersi in quelle stesse condizioni?
Solo un forte richiamo ai valori dell’identità nazionale potrebbe ancora una volta toglierci dal declino in cui ci hanno confinato i nostri politici.
In ciò confidava anche il Presidente Napolitano nel suo messaggio di fine anno: in ciò sembrano essere obbligati a sperare il mondo operaio, gli anziani, i giovani in cerca di occupazione e le famiglie dei nuovi poveri.
Se allora questo può essere accettato come modesto messaggio trasversale perché Sandrigo non potrebbe essere di stimolo, come altri Comuni, per la riscoperta dei valori nazionali?
Come? Anche semplicemente rivedendo il Titolo XVIII delle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione italiana, laddove recita: “Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto affinché ogni cittadino possa prenderne visione, oppure inviando copia a tutti i giovani del paese.
Questa iniziativa, promossa dall’Assessorato alle politiche giovanili con un progetto rivolto ai giovani che compiranno 18 anni nel 2008, potrà essere presentata nel corso degli incontri della Pro Sandrigo, con la consegna ai presenti per esempio del testo di Giangiulio Ambrosiani, che affronta i contenuti in  modo semplice.
Le motivazioni potranno essere inoltre fatte proprie dall’Assessore per far comprendere ai giovani che entreranno nella maggiore età l’importanza della partecipazione alla vita politica, spiegando loro cosa significa essere cittadini.
Durante tale incontro sarà consegnato un breve questionario per capire quali sono i loro interessi e raccogliere proposte da presentare all’Amministrazione nei vari settori.
Sulla base di tali risposte potranno essere creati gruppi di lavoro per la realizzazione di eventi a tema organizzati dalla Pro Sandrigo e dalla Biblioteca.